venerdì 5 dicembre 2014

Periferie ingovernabili


Alla fine del XIX secolo, grazie con la nascita dell’elettricità e del petrolio, cominciò quella che possiamo definire la seconda rivoluzione industriale, che portò l’inizio del processo di espansione delle città che ha caratterizzato tutto il ‘900. Il forte inurbamento che segnò il dopoguerra, portò alla nascita di un nuovo luogo, che aveva la densità tipica della città, ma senza gli spazi e i servizi che la caratterizzava, definite periferie.

La periferia, intesa come spazio marginale rispetto ad una centralità, ha rappresentato fin dalla sua nascita un luogo dall’accezione negativa, in quanto incubatore di tutto ciò che la città non poteva o non voleva contenere. Fuori mura trovarono collocazione i maleodoranti stabilimenti produttivi, i caseggiati per la classe proletaria e tutti qui servizi utili alla vita della città, ma incompatibili con il delicato contesto delle zone centrali.
Le periferie nascono come modello per una classe operaia considerata il motore della società e della crescita ed espansione della periferia stessa.
Prima della nascita della periferia il concetto di centro storico non esisteva, in quanto ciò che oggi definiamo centro, coincideva con l’idea stessa di città. Fino ad allora aveva retto una netta differenziazione tra il territorio urbanizzato, la città, e il territorio non urbanizzato, la campagna. La nascita della periferia rappresentò una nuova dimensione per lo spazio urbanizzato: senza confini e senza centralità. L’antitesi città-campagna venne quindi sostituita dall’antitesi centro-periferia.

Oggi nelle periferie si concentra la maggior parte della popolazione urbana, ma nonostante ciò, sono spesso luoghi trascurati e dove l’idea di città stenta ad emergere. Questo paradigma vale sempre più nelle medie e grandi città, mentre risulta più attenuato nelle città di provincia come la nostra.

In epoche recenti le periferie hanno subito un ulteriore espansione, arrivando a lambire, e a volte inglobare, le vecchie aree produttive, un tempo collocate al di fuori dei centri abitati. L’impeto della richiesta immobiliare unita alla corsa speculativa ha però fatto sì che si mancasse l’importante occasione di poter recuperare o riconvertire queste aree dismesse, facendo prevalere la logica  dello sprawl urbano, ovvero della dispersione, caratterizzato dalla bassa densità abitativa e dall’eccessivo uso di territorio. Forse, col senno di poi, sarebbe stato più corretto e proficuo operare secondo una logica di ricucitura al tessuto urbano, di quelle porzioni di territorio già trasformate in epoche passate e che, perduta la loro funzione, sono entrate in una sorta di limbo perenne.

Negli ultimi tempi il dibattito attorno alle periferie si è fatto più vivo, grazie anche al forte interessamento  da parte di studiosi e progettisti di fama, che stanno cercando di portare in primo piano un argomento tanto delicato come il futuro delle città. Fino ad oggi ci si è concentrati nel preservare le zone storiche e nell’elaborare normative da funambolo, perdendo di vista l’idea di città da portare avanti. Proprio in una recente intervista apparsa sul quotidiano Repubblica, l’architetto Renzo Piano ha lanciato un appello perché ci si mobiliti nel trovare delle soluzioni affinché “le periferie diventino città” e conquistino quella dignità che gli è sempre stata negata.
Tornando alla nostra realtà locale, va riconosciuto che alcune scelte urbanistiche messe in atto negli anni hanno avuto ricadute positive in certe zone della nostra città; ad esempio la scelta di delocalizzare in aree meno centrali alcune strutture pubbliche, in modo da poter sviluppare zone periferiche con quel mix di funzioni che caratterizzano la città e il corretto modo di viverla, e l’attuazione della cintura verde che segna il limite per l’espansione urbana.
Il periodo di cambiamento che stiamo vivendo dovrà servire per ripensare il modo di agire nel governare i territori, mettendo al centro di ogni scelta la qualità della vita che si andrà a determinare nei luoghi in cui si opereranno le trasformazioni.


lunedì 10 febbraio 2014

APE raccomandazioni


Oggi vi voglio parlare delle raccomandazioni che vanno obbligatoriamente inserite all'interno dell'Ape, riporto di seguito un esempio di un attestato in cui si danno delle raccomandazioni, sono fondamentali in quanto fanno capire alla committenza i costi e la classe raggiungibile attraverso miglioramenti energetici sull'edificio stesso, questi miglioramenti riguardano nel dettaglio:
1) coibentazione pareti esterne
2)coibentazione di pavimenti e soffitti;
3)sostituzione degli infissi;
4) sostituzione della caldaia o istallazione se mancante;
5)installazione di impianti solari termici per la produzione di energia termica di acqua calda sanitaria
6) istallazione di valvole termostatiche;
7) istallazione di caldaie a biomassa.
l'intervento migliorativo è stato stabilito attraverso la realizzazione di una parete a cappotto perimetrale dell'edificio stesso, che porta ad una prestazione energetica di 72,83 kwh/mqanno Classe energetica C con un rispamio annuo di 69,48 kwh/mqanno.
Ora considerando che l'appartamento ha una superficie di 27,50 mq moltiplichiamo il risparmio annuo per i mq ed otteniamo: 69,48 kwh/mqanno x 27,50mq= 1.910,70 kwh/anno
Ora considero come consumi un 85% di consumo di energia primaria a combustibile ed un 15% di energia primaria degli ausiliari da ciò ottengo:
1.910,70 kwh/anno x 0,85 = 1.624,09 kwh/anno energia primaria combustibile
1.910,70 kwh/anno x 0,15= 286,60 kwh/anno energia ausiliari
Ora consideriamo che ci vogliono 2,26 kwh di energia per produrre 1 kw elettrico
quindi avrò 286,60 kwh/anno/ 2,26 kwh= 126,81 kwhe
passiamo ora a mc di metano
1.624,09 kwh/10 kwh/MC= 162,40 Mc di metano
ora moltiplico per la tariffa del metano:
162,40 mc x 0,70 Euro = 113,68 Euro/anno    risparmio annuo metano
126,81 kwhe x 0,170726 Euro/kwhe = 21,65 Euro/anno    risparmio annuo elettricità
Risparmio totale= 113,68+ 21,65= 135,33 Euro/anno
Ora se realizziamo il cappotto interno in lana di roccia spessore 40 mm Ecofine realizzato su parete esterna costo 50Euro/mq
avrò: 17 ml x 3,00m = 51 mq
Costo Cappotto = 51 mq x 50Euro/mq= 2.550 Euro
Ritorno dell'investimento 2.550 Euro/ 135,33 Euro= 18 anni
Spero che questo esempio sia utile a tutti, qualsiasi dubbio scrivete!

domenica 9 febbraio 2014

Compostaggio domestico

Oggi vorrei parlare di compostaggio domestico, in natura nulla si spreca perchè tutto rientra nel ciclo delle sostanze costituendo la base per un nuovo processo di trasformazioni.
La materia organica non è il rifiuto da eliminare, dannoso, ma la nuova preziosissima risorsa che costituisce il nutrimento per nuove forme di vita.Su questo principio si basa il compostaggio che, consente di produrre ottimo concime e nuovo terriccio da sostanze vegetali di scarto.
Può essere realizzato per uso domestico: l'ideale è disporre di uno spazio in giardino.
Il compostaggio va alimentato con tutti i rifiuti organici vegetali e crudi del giardino e della casa: terriccio vecchio, segatura e trucioli, paglia scarti crudi di frutta e verdura, fondi di caffè tè e tisane carta e cartoni.
Vanno evitati tutti i resti organici non vegetali come carne pesce, croste di formaggio perchè oltre che attirare topi e parassiti complicano il fenomeno di degradazione.
Il contenitore va collocato all'ombra, è consigliabile rigirare ogni sei mesi il composto.

cambio di destinazione d'uso con opere da locale commerciale ad abitazione seconda parte

Vorrei riprendere proprio da dove ci siamo lasciati la volta scorsa, abbiamo visto come verificare che siamo in ristrutturazione parziale o totale, ed ora sempre nel caso specifico di cambio d'uso tra differenti categorie anche con carico urbanistico diverso passiamo da un carico medio ad uno basso, proprio perchè i locali commerciali oltre i 250 mq vengono considerati come carico urbanistico medio.
Ora quello che bisogna fare è calcolare Ou1;
Ou1= Ce x Upfin-Usfin) x tab C1 x 0,9 x h/Cc
vediamo nel dettaglio cosa indicano Upfin e Usfin
Upfin e Usfin è l'urbanizzazione  espressa in E/mc riferita alle destinazioni d'uso post operam
Upin e Usin è l'urbanizzazione espressa in E/mc riferita alle destinazioni d'uso ante operam
Ou2= Oup+Ous
dove Oup= Vx (Upfin-Upin) x tab C1 x 0,9
Ous= Vx (Usfin-Usin) x tab C1 x 0,9
quindi avrò che l'urbanizzazione sarà
Ou=Ou1 se Ou1>Ou2 oppure Ou=Ou2 se Ou2>Ou1
Se il tutto vi è poco chiaro, potrò fare anche qualche esempio.
Un saluto alla prossima!

Cambio destinazione d'uso da locale commerciale ad abitazione civile

Uno dei discorsi spinosi e controversi che oggi vorrei affrontare è il cambio di destinazione d'uso di un locale commerciale ad abitazione civile.
Innanzitutto bisogna avere sempre con noi la bibbia, cioè le NTA del comune di roma, sempre a portata di mano, anche se la letture delle NTA non è lineare e poi avere qualche delibera e circolare esplicativa che possiamo trovare nel sito del dipartimento di urbanistica, l'ultima circolare esplicativa è quella di giugno 2013 sulla determinazione del contributo di costruzione, questa delibera è una seconda bibbia per quanto riguarda il calcolo degli oneri di urbanizzazione e del contributo di costruzione, vediamo un pò nel dettaglio di affrontare i complessi calcoli che il comune di Roma ha inserito sulla circolare.
La prima verifica che è da fare è capire se ci troviamo nel caso di ristrutturazione parziale o totale Rep o Ret, si definirà l'onerosità totale Ot come Ot= Oup+Ous= Vx(Up+Us)x tab C1 x 0,9, dopodichè definiremo l'onerosità teorica Oe;
Oe=Ce x (Up+Us) x TabC1 x 0,9 x h/Cc
Vediamo ora nel dettaglio di capire cosa sono queste lettere;
Oup è l'onere di urabizzazione primaria espressa in Euro/mc deve essere individuata in relazione alla densità territoriale di zona DTZ= ab/ha
Ous è l'onere di urbanizzazione secondaria espresso in Euro/mc
V è il volume calcolato sommando i prodotti della superficie lorda di ciascun piano per l'altezza, sono esclusi dal calcolo i volumi tecnici, i volumi completamente interrati o seminterrati destinati a funzioni accessorie quali:cantine, locali tecnici, depositi, autorimesse, parcheggi; serre solari.
valore tab C1 è un valore parametrizzato che troviamo nella tabella A della delibera del comune di Roma 31/12 e ss.mm.ii.
coefficiente demografico di Roma capitale pari a 0,9
Ce è il costo totale dell'intervento calcolato secondo computo metrico estimativo, di solito nella redazione del computo metrico vado a considerare le opere murarie, gli intonaci gli impianti tecnologici ed elettrici escludendo tutte le altre voci.
h è l'altezza interpiano va considerata sempre 3,20m
Cc è il costo unitario per nuove costruzioni espresso in Euro/mq da aggiornarsi in funzione della variazione, dell'indice del costo di costruzione di fabbricati ad uso residenziale, annulamente comunicata dall'ISTAT.
Ora una volta trovati Ot ed Oe bisogna capire se siamo in ristrutturazione parziale o totale se Ot<Oe allora siamo in ristrutturazione totale se Ot>Oe siamo in ristrutturazione parziale.
Il mio caso specifico è un cambio di destinazione d'uso con opere tra differenti categorie, ora rimando al punto 3.3.2 della circolare esplicativa sul contributo di costruzione sperando di essere stato chiaro su questa prima parte, parleremo del cambio d'uso tra differenti categorie nel prossimo post.